L'espressione "cavo sotto tensione" può sembrare semplice, ma in realtà racchiude due significati molto diversi. Da un lato si riferisce a un cavo elettricamente attivo, percorso da corrente; dall'altro indica un cavo costruttivamente progettato per operare a un determinato livello di tensione. Capire la differenza tra i due usi e conoscere la classificazione dei cavi per livello di tensione è il punto di partenza per scegliere il prodotto giusto in qualunque cablaggio industriale.
In senso stretto, un cavo sotto tensione è un cavo collegato a una sorgente di alimentazione attiva e percorso da corrente. È lo stato operativo del cavo, non una sua caratteristica costruttiva: lo stesso cavo può essere sotto tensione in un momento e fuori tensione un istante dopo, a seconda che il circuito sia chiuso o aperto.
Riconoscere se un cavo è sotto tensione non è possibile a vista. L'isolamento esterno non cambia colore o forma quando il cavo è attivo, ed è proprio questo il motivo per cui ogni intervento su un impianto richiede l'uso di strumenti dedicati: cercafase, voltmetri, tester. Un cavo apparentemente identico a uno spento può essere percorso da una tensione di 230 V o superiore, con tutti i rischi che ne conseguono.
Sul piano costruttivo, però, l'espressione assume un significato diverso. Quando si parla di "cavi per alta tensione" o "cavi per bassa tensione" non si sta descrivendo lo stato del cavo, ma la sua categoria progettuale: ogni cavo è dimensionato per sopportare una tensione massima di esercizio, oltre la quale il dielettrico potrebbe cedere e provocare scariche o cortocircuiti. È in questa accezione che si parla di classificazione per livelli di tensione.
La normativa CEI distingue i cavi in tre categorie principali, in funzione della tensione nominale di esercizio.
Cavi a bassa tensione (BT): Operano fino a 1 kV in corrente alternata e 1,5 kV in corrente continua. Coprono la quasi totalità delle applicazioni civili e industriali: impianti elettrici di edifici, alimentazione di macchinari, cablaggi interni di apparecchiature. I cavi bassa tensione sono quelli che si trovano nei quadri elettrici, nelle linee di alimentazione domestiche e nella maggior parte dei cablaggi su commessa.
Cavi a media tensione (MT): Operano tra 1 kV e 36 kV. Sono utilizzati nelle reti di distribuzione, tra cabine primarie e cabine secondarie di trasformazione. Hanno costruzione più robusta dei cavi BT, con isolamento in XLPE o EPR e schermatura metallica per contenere il campo elettrico. I cavi in media tensione possono essere anche definiti cavi di media tensione: le due espressioni sono equivalenti e indicano gli stessi prodotti, utilizzati come ponte tra la trasmissione su lunga distanza e la distribuzione finale agli utenti.
Cavi ad alta tensione (AT): Operano oltre i 36 kV, fino a centinaia di kV. Sono impiegati nelle linee di trasmissione che trasportano l'energia elettrica dalle centrali di produzione alle stazioni primarie di distribuzione, spesso su distanze di centinaia di chilometri. I cavi di alta tensione hanno costruzione complessa, con multipli strati di isolamento, schermatura e protezione meccanica, e una gestione operativa che richiede personale specializzato.
Il principio costruttivo è semplice: più aumenta la tensione di esercizio, più aumentano lo spessore dell'isolamento, la complessità della schermatura e i requisiti di sicurezza. Un cavo per alta tensione non è quindi una versione "potenziata" di un cavo BT, ma un prodotto progettato secondo logiche differenti.
Nella stragrande maggioranza delle applicazioni industriali si lavora in bassa tensione: i sistemi monofase a 230 V e quelli trifase a 400 V coprono praticamente tutti i cablaggi destinati a impianti, macchinari e apparecchiature. La scelta del cavo all'interno della categoria BT dipende però da numerosi fattori: tensione nominale Uo/U (la tensione tra conduttore e terra Uo, e tra conduttori U), classe di isolamento, tipo di posa, ambiente di esercizio.
Le sigle che identificano i cavi codificano sinteticamente queste caratteristiche. Una breve panoramica dei più diffusi nei cablaggi industriali:
| Sigla | Uo/U | Caratteristiche | Settore tipico |
|---|---|---|---|
| H07V-K | 450/750 V | Unipolare flessibile, isolamento PVC | Quadri elettrici, impianti industriali |
| H07RN-F | 450/750 V | Multipolare flessibile, guaina in neoprene | Macchine industriali, cantieri, posa mobile |
| FG16OR16 | 0,6/1 kV | Multipolare con guaina, classe CPR Cca | Edifici pubblici, industriali, ferroviario |
| FROR | 300/500 V | Multipolare flessibile, isolamento PVC | Cablaggi interni, segnale e comando |
| H05V-K | 300/500 V | Unipolare flessibile, bassa tensione | Cablaggi interni di apparecchiature |
| FS17 | 450/750 V | Unipolare LSZH, basso sviluppo fumi | Edifici pubblici, ospedali, scuole |
Le applicazioni dei diversi cavi rispecchiano i settori di destinazione: i cavi H07RN-F sono ricorrenti nei cablaggi per macchine industriali e nei cantieri, gli H07V-K nei quadri elettrici e nei sistemi HVAC, gli FG16 negli edifici pubblici e nei cablaggi ferroviari dove la classe CPR è obbligatoria. Capire la sigla del cavo significa capire come e dove può essere utilizzato.
Realizzare cablaggi industriali significa scegliere il cavo giusto in funzione della tensione di esercizio, della destinazione d'uso e delle normative di settore, e lavorarlo nel rispetto delle specifiche tecniche del progetto. Dara Cablaggi realizza cablaggi su commessa per applicazioni in bassa tensione, dai quadri elettrici ai cablaggi per macchinari, dai sistemi HVAC ai cablaggi ferroviari ed elettromedicali, garantendo controllo qualità su ogni lotto e tracciabilità completa delle lavorazioni.